Testi per la vita monastica                                        San Benedetto - sezione III


scheda bio-bibliografica

Abbate G.D. osb

Monaco oggi?


Questo testo, di grande interesse, può rispondere ai tanti interrogativi circa la scelta di vivere da monaco, sia da parte di chi vuole chiarire la propria vocazione interiore, sia da chi vuole conoscere meno superficialmente questo tipo di scelta.


Di questo Abbate riportiamo nel nostro sito anche una sua magistrale esposizione concentrata della Regola dei Monasteri di san Benedetto (clicca qui).


a cura dei monaci della Abbazia Nostra Signora della Trinità - Morfasso (PC) Italia


Tutti i diritti sono riservati per il testo:  © all'Autore e all'Editore

 

 

 

Abbate  G.D.osb

        

Monaco oggi ?

  

"Perché ti sei fatto monaco, proprio tu?". Alla domanda rivòltami a bruciapelo da un compagno d'infanzia, spontanea, ho sentito la risposta che saliva dal cuore e che ha lasciato perplesso anche me: "Non lo so". Dopo alcuni minuti di un silenzio pieno di interrogativi, è continuato il dialogo. L'amico voleva scoprire ad ogni costo le ragioni della mia vocazione e, più in genere, della vita monastica. Lui stesso ha trovato la soluzione del problema quando, a proposito della scelta della propria moglie, dopo aver enumerato le sue virtù e i lati affascinanti, ha dovuto ammettere di averla sposata per un motivo "superiore", per qualcosa che non si lascia né definire né limitare dalle categorie della ragione. Questo qualcosa è l'amore. 

In forza dell'amore - e della fede che ne è un costitutivo essenziale - il padre Abramo si è messo in cammino verso l'ignoto. In forza dell'amore Cristo Gesù ha intrapreso il tortuoso cammino del Gòlgota con tutto ciò che l'attendeva. In forza dell'amore donne e uomini di ogni tempo scoprono la propria vocazione e lasciano il tetto paterno per fondare una nuova famiglia: un micro-organismo vitale, purtroppo fortemente condizionato dalla più ampia società con le sue proposte e le sue imposizioni.

 Il monaco, da sempre e ancora oggi, ha percepito un richiamo d'amore non sempre sùbito chiaro e decifrabile. Una tensione verso l'ignoto e l'assoluto lo trascina fuori della sua casa, gli fa rinunciare a una propria famiglia; si ritrova in mezzo al deserto, in una situazione dove viene a mancare ogni punto di orientamento. È necessario procedere in forza della sola fede, nella fedeltà incondizionata a Dio che si riflette nella fiducia e confidenza riposte in una guida che diviene condiscepola dello Spirito che, solo, può indicare il cammino. Perché, nonostante la presenza "normale" di una comunità, il monaco è "monaco", "solo" con Dio, per "rimanere" in Dio. 

Lungo è il cammino che porta a incontrare nel profondo del cuore il Signore tre volte Santo. Così, la vita del monaco presenta i bruschi contrasti del clima del deserto, con repentini passaggi dal torrido al gelo: dall'esuberanza di esperienze spirituali alla confusione e alla tortura dell'aridità che sembra tutto soffocare e annientare, fino a quando in un ultimo abbandono si ritrova zampillante la fonte della salvezza nell'Eucaristia. E lungo il tragitto mai viene a mancare il nutrimento: la Parola di vita. Ma essa stessa talora è pane duro, secco, compenetrato da insetti, ammuffito... oggetto di brama fino all'ingordigia, diviene di colpo ripugnante fino alla nausea... 

Anche oggi il monaco affronta i miraggi seducenti di facili risposte allo strazio del proprio cuore. Talora tutto sembra più bello, più ragionevole, più appagante e convincente della Parola. E la tentazione fondamentale per il monaco è proprio l'abbandono della Parola per lasciarsi cullare e gratificare da tante altre cose, appunto quelle che lì per lì sembrano belle, ragionevoli. 

Per questi motivi il monaco, in un certo senso, è abbandonato a se stesso. Lotta per salvare nella propria vita l'essenziale: tutto il resto non lo può sostenere, è effìmero, fonte di illusione e d'inganno. E di nuovo s'annida la tentazione: questa volta di ergersi a giudice dei fratelli con atteggiamenti rigidi e chiusi per trattenere la lettera mentre si perde lo spirito, in quel sottile e quanto mai pericoloso gioco che vede prevalere l'orgoglio sotto la maschera di umiltà, povertà, radicalità. 

Non per questo bisogna abdicare alle proprie responsabilità. Nel silenzio, senza pretendere di offrire modelli normativi per la Chiesa e per la società, il monaco lascia cadere tante impalcature inutili che appesantiscono e ipotecano fortemente l'esistenza spirituale e materiale: s'accontenta di poco in un regime di vita austero, è sorretto ogni giorno dall'impegno ascetico, non si lascia andare a facili entusiasmi di mode passeggere e mutevoli. Si ritrova allora libero da convenzioni dettate da iniqui sistemi di potere e di accaparramento che travolgono le coscienze costringendole allo squallore di mutismi sterili, di parole vane, di turpi collaborazioni. 

Essere monaco oggi significa avere la forza di essere solo con il Vangelo per divenire, per quanto possibile, "solo Vangelo". Nonostante tutte le difficoltà il monaco è chiamato a "rimanere", a restare saldo nel Signore Gesù. Nella forza dello Spirito riuscirà a perseverare nel cammino e nella ricerca fino all'incontro con lui nell'esperienza taborica

Se questa è la finalità della vita monastica - ma direi che è la radice di ogni esistenza battesimale - è chiaro che le cose non sono facili, e non lo sono mai state. Ma perché non provare di nuovo, iniziando da capo il cammino o riprendendolo dove lo si è lasciato, travolti dalla sfiducia o dalla rassegnazione? 

 

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Tra i tanti itinerari di vita monastica, quello di san Benedetto è collaudato da un millennio e mezzo di esperienze. La storia del monachesimo benedettino è tutta un susseguirsi di alti e bassi, espansioni e scomparse di abbazie immense e di minuscole comunità. Periodicamente affiorano generazioni di pionieri che irresistibilmente affascinano con la trasparenza e la forza della propria sequela di Cristo. Poi, in pochi decenni, c'è il tracollo brusco, talvolta scandaloso, oppure un lento declino di agonia fino a quando, nuovamente, lo Spirito trova cuori ardenti d'amore, pronti ad ascoltare la voce di Benedetto e a mettersi sul serio alla scuola del servizio divino

Che cosa offre san Benedetto? Un itinerario di fede che egli ha vissuto non senza incontrare difficoltà. 

San Benedetto invita il monaco ad ascoltare ciò che lo Spirito dice al cuore di ciascuno. Si desta prepotente il desiderio di Dio la cui ricerca diviene il metro che permette di verificare la verità degli ulteriori passi nella vita monastica, un passo muove il monaco verso l'Abbate, l'altro verso i fratelli: sempre c'è il desiderio di scoprire nei loro silenzi e nelle loro parole la voce dello Spirito. A queste condizioni diveniamo obbedienti, uomini in permanente ascolto, pronti a lasciarci guidare senza pretendere di essere noi a indicare l'itinerario. E anche qui, tanto per non dimenticare l'atteggiamento di fondo, c'è 1'unica "garanzia": l'amore. È l'amore appassionato per Cristo, non solo, ma è lo stesso amore che Cristo ha vissuto nell'obbedienza al Padre. 

Soltanto l'amore sa donarsi dimenticando se stesso, i propri progetti, lasciando che il vento butti all'aria ogni cosa pur di fare spazio allo Spirito che edifica: costruisce, cioè, dalle fondamenta e mattone su mattone, la persona mistica nella carne del singolo battezzato e dell'intera comunità monastica. 

Alla scuola della fraternità il monaco impara ad ascoltare le parole di Dio; impara altresì a comprendere o almeno a portare la leggerezza estrema e 1'immane peso dei suoi silenzi; impara, ancora, a entrare nel "gioco" di Dio in un dialogo ininterrotto. In alcuni momenti il dialogo si vive nella preghiera: che - sempre - è più un ascoltare Lui, che non un parlare noi. In altri momenti il dialogo si vivifica nel lavoro, che vede il monaco impegnato nel "ricreare" le cose o nel prolungare, qui e oggi, la missione di Cristo medico dei cuori e annunciatore del Regno.

Preghiera e lavoro, tensione verso Dio e immersione nella realtà umana, liberante anelito di assoluto e occupazione faticosa nel necessario quotidiano: ogni giorno - oggi come ieri - il monaco è chiamato a trovare il giusto equilibrio, nella responsabilità di un'incondizionata fedeltà a Dio e al Regno e nella responsabilità di una convivenza umana che si realizza anche nelle esperienze estreme della vita eremitica quando, lontano da tutti, si vive nel cuore la pienezza della Chiesa e dell'impegno pastorale missionario quando, anche gomito a gomito con mille persone, il monaco è pur sempre solo, vivendo un altro tipo di esperienza "eremitica".

Monaco è colui che si allontana dal mondo - di solito anche fìsicamente, sempre però sul piano spirituale e non soltanto su questo - non perché lo fugge, ma perché si avvicina a Dio. 

Monaco è il povero che rinuncia a tante realtà belle non per ignoranza o per disprezzo, ma perché è rimasto affascinato da Qualcuno che lo ha rapito e colma ogni suo desiderio. 

Monaco è la persona docile allo Spirito che sa dire un sì radicale e quindi sa anche pronunciare un no altrettanto forte a ogni compromesso. 

Monaco è il vergine che nella sua fragilità rende tangibile il mistero della Sposa dell'Agnello immacolato, in una vita sobria e casta, trasparente e luminosa, senza nostalgie e ambiguità.

Monaco è colui che non si chiude in se stesso, ma ama Dio con un cuore che si lascia dilatare dal bello, dal vero, dal giusto, sino a divenire capace di abbracciare tutto il creato e di aprire la vita all'orizzonte sconfinato dell'amore...

 

 * * *

 

Monaco oggi? Sì, ha ancora senso esserlo o, meglio, desiderare di esserlo con tutte le forze del proprio povero cuore. 

Nella Regola san Benedetto traccia un itinerario; nella comunità l'Abbate e i fratelli danno indicazioni concrete. Ma, prima di tutti, c'è Dio. Il suo amore si fa sorpresa avvincente che non dà tregua. Nulla è scontato. Ogni giorno ha la sua novità. Essere monaci non consiste tanto nell'imparare una legge e osservare una disciplina, quanto piuttosto nel ricuperare ogni giorno la freschezza di una vita nuova, nel lasciarsi sorprendere da Dio, nella capacità di vederlo, toccarlo nelle persone e nei fatti del quotidiano, nel non cessare di invocarlo e di sospirarlo quando si ritrae dal cuore non per mortificarci, ma per provocare uno slancio più ardente. 

Monaco oggi? Sì, ma senza credere che ogni etichetta sia al posto giusto. Quanta pulizia c'è da fare nei cuori e nei monasteri? Non si tratta soltanto di eliminare le deviazioni aberranti, ma anche le cose inutili, gli atteggiamenti di comodo, tutti i "sì" e le loro conseguenze detti per non avere fastidi, per continuare a illudersi cercando il plauso di chi vuole evitare ogni impegno. 

Monaco oggi? Sì, cominciando di nuovo il noviziato anche dopo decenni di vita monastica, confidando non nell'effimero potere acquisito, ma nella sola grazia di Dio che arricchisce chi si spoglia, illumina chi apre il cuore, sazia chi digiuna, rende beato colui che cerca il Regno di Dio e ne pratica la giustizia. 

Monaco oggi? Sì, nel recupero del silenzio e della solitudine, nel vivere ampi spazi di preghiera senza trascurare un serio impegno di lavoro, nel dare a Dio il primo servizio, e nell'amare i fratelli come Cristo. 

Monaco oggi? Sì, nella parola che nasce dal silenzio del cuore e raggiunge un silenzio più profondo, nella solitudine che si apre alla comunione che, sola, rende autentico il vivere "solo".

Monaco oggi? Sì, anche se non ne so il motivo fino in fondo, anche se Dio riserva sempre a se stesso gran parte del mistero della vita umana e della vita monastica. 

Monaco oggi? Sì! 

 

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